Nei vivai si osserva spesso il seguente fenomeno: le piante in vaso che sono rimaste a lungo nello stesso posto senza essere spostate crescono verso il basso attraverso il foro di drenaggio del vaso, mettono radici nel terreno e devono quindi essere estirpate. Le radici che rimangono nel terreno sono talvolta così vigorose da dare origine a una nuova pianta!
Questa scoperta può essere applicata nella pratica quando non è possibile scavare una buca di piantagione di dimensioni adeguate. Ad esempio, quando nel terreno sono presenti condutture o il terreno è molto sassoso, costituito da detriti edili, ecc.
Viene quindi rimosso solo lo strato superiore di copertura, eventualmente anche solo su una piccola area di circa 10 cm di diametro. Di solito si tratta di una o più pietre da pavimentazione. Il terreno sottostante viene, per quanto possibile, leggermente scavato e smosso. Naturalmente deve essere garantita una certa permeabilità del terreno, per evitare il ristagno idrico.
In tale punto viene quindi posizionata una fioriera aperta nella parte inferiore e riempita di terra, senza strato separatore rispetto al terreno sottostante. È necessario prevedere un bordo sufficientemente alto per l’irrigazione e anche una sigillatura di qualsiasi tipo tra i bordi della vaschetta e la pavimentazione, per impedire che il terriccio venga lavato via. A questo punto si pianta la pianta rampicante scelta e la si protegge dall’essiccamento con pacciamatura o altro materiale granulare. Ad ogni irrigazione, l’acqua penetra ora anche nello strato di terreno sottostante, che diventa gradualmente più morbido e soffice. Ben presto le radici iniziano a penetrare in questo terreno. Lo spazio radicale a disposizione della pianta si moltiplica e ben presto crescerà vigorosa come una pianta piantata direttamente nel terreno!
Nello spazio pubblico stradale, tuttavia, è necessaria cautela: qui di norma è richiesta un’autorizzazione da parte delle autorità competenti. Si dovrebbe evitare il ricorso a “inverdimenti guerrilla” illegali! In questo contesto, le piante rampicanti che in età avanzata assumono un portamento arboreo, come l’edera (Hedera helix), la vite selvatica (Parthenocissus tricuspidata ‘Veitchii’), glicine asiatiche (Wisteria) e trombe rampicanti (Campsis), almeno in teoria, come descritto nella pagina “Danni alle strutture”. Per tutte le altre piante rampicanti, invece, la «variante ibrida» è piuttosto innocua per quanto riguarda eventuali danni alle condutture sotterranee.